Biografia

Parlare di biografia mi ha dato sempre l’idea di realizzato, di trapassato remoto ed è per questo che in queste righe preferisco descrivere la conquista giornaliera, il divenire.In fondo c’è pure Google dove poter ricercare qualcosa su di me, ma quello che nessuno potrà descrivere è quello che ho dovuto fare per inseguire la mia passione sfrenata per l’arte in (quasi) tutte le sue forme.

Nelle prossime sei righe  una sintesi per chi non vuole leggere tutto, ma dopo c’è tanto di più:

Ha sempre anticipato il tempo: alle scuole medie andava con la ventiquattrore, al liceo con un foglio di carta, all’università col registratore. Si nascondeva nei bagni dei treni per andare al cinema che distava quaranta chilometri dalla sua casa natia. Oggi è l’unico regista iscritto all’albo dei farmacisti. Si dissolve nella città adottiva di Roma, e la racconta con la sua penna. Odia il cellulare perché: “Se non rispondi te la tiri o sei offeso.. O magari sei sotto la doccia dico io!” Suggerisce: “Fai del bene e scordati, fai del male e guardati!” Detesta gli idioti e gli incoerenti. Ama la cucina e la buona tavola . Ama. Cin Cin!

La mia storia può accomunare generazioni di uomini che hanno lasciato la propria terra d’origine per cercare fortuna altrove.

La mia prima tappa è il treno che mi porta da Botricello, paese ionico della costa catanzarese, a Roma.Porto la mia creatività e la laurea appena presa in farmacia per far contento mio padre e lo status symbol di un territorio che in quegl’anni non premia chi vuole fare l’artista..Mi immergo in una città dove non ho una persona (e dico una) con la quale dialogare.

I primi mesi trascorrono nella ricerca di un lavoro per andare avanti che, nonostante la laurea, non arriva. Vengo dalla Calabria, non sono una donna (preferita dalla maggioranza dei proprietari di farmacie) e sono un neolaureato senza esperienza.

Tutto intorno Roma mi diverte molto. Il primissimo lavoro è il “porta a porta” con le enciclopedie. I quartieri più malfamati di Roma e  un’enciclopedia su Padre Pio venduta a un transessuale a Centocelle chiudono questa prima parentesi.

Un farmacista mi dà lavoro. Dopo un mese, tra la visita quotidiana di un ragazzo tossicodipendente che mi porta sul bancone il suo bonsai e il proprietario che mi intima senza preavviso  di lavorare a Pasqua oppure “mi manderà a raccogliere i fichi in Calabria” (testuali parole),lascio il posto.

Il ghiaccio però è rotto. Il mese dopo lavoro come farmacista di notte a San Giovanni. Dopo ogni notte di lavoro, dove tra un’aspirina e un’altra leggo e scrivo le mie storie, di corsa alla videoteca del Centro Sperimentale a vedere le rarità che quel posto offre. Anche quattro film al giorno.Come allievo lì non mi vogliono..Peccato per quel criterio di selezione che prevede l’apporre un voto a personaggi che vanno da Berlusconi a Gesù Cristo.Poco dopo però lavoro per loro e seguo il progetto di quello che oggi è uno dei miei più cari amici, Fausto Molina, un regista italo-tedesco. E’ li che mi formo.

Di notte, nella stanza accanto alla mia, dove abito, il mio coinquilino aggiusta le bici e la fidanzata chiama a qualunque ora. Con un gruppo di amici del Centro e grazie a colleghi in farmacia che oggi sono amici sinceri, giro “Curricula – L’Italia che tutti conoscono”.

Voglio bene a quel lavoro,la tematica fortemente sentita mi fa vincere diverse rassegne. Poi dedico un lavoro al mio migliore amico, morto ai tempi del liceo. E’ la prima vera occasione di dirigere una piccola troupe, con tutto ciò che questo comporta.

Ne nasce “18 e due figure” che non ha nessuna pretesa se non quella di omaggiare di un sorriso la madre del mio amico. I miei casting però sono su tutti i giornali, le mie mail intasate..Bussa alla mia porta un giovane, non vuole fare l’attore ma gli piacerebbe scrivere per il cinema e fare esperienza. Gli chiedo semplicemente, per rompere il ghiaccio, se vuole un caffè: allora fallo!

Oggi, come allora, fa lui il caffè perché a me viene uno schifo. È uno dei miei più cari amici e collaboratori. Da una sua storia nasce “Pioggia a Pois”.Un cast di volti eccezionali, un set duro ma tirato avanti con amore e professionalità, una troupe sempre più grande e preparata.Il corto spopola, con il mio coproduttore Alfonso Papaleo voliamo a Cannes, dove alle cinque di pomeriggio, di fronte al Palais, ci facciamo una carbonara.

La tematica è forte, non può non far parlare di sé, più che altro per la risoluzione della storia. Non ho scelto di fare il regista per non curarmi delle difficoltà che ci circondano, ma, tra le altre cose, per evidenziare quegli stessi sacrifici che quotidianamente, anche oggi, si fanno per andare avanti in questo paese.

In quegl’anni ho fresco il ricordo di mio padre costretto su una sedia a rotelle da un oscuro male di qualche anno prima e decido quindi di accettare di aiutare un gruppo di ricercatori della Sapienza di Roma a creare un grande evento. Nasce il festival “Tulipani di Seta Nera”.E pensare che erano venuti da me perché volevano dare un tocco diverso a un convegno! Poi il documentario sulla mia terra d’origine e un’ esperienza che non ti aspetti… Ho frequentato poco la Chiesa. A parte nel periodo d’infanzia, per il resto praticamente niente.Eppure al funerale del Pontefice più amato del secolo devo esserci. Bruno Vespa quel giorno resta alla sbarra, io col mio bel tesserino e la mia telecamera posso passare. Voglio avere il mio punto di vista. Mi colpisce come da un grande dolore si passi a una grande gioia.

All’elezione di Benedetto XVI sarà una festa, un tifo da stadio, ogni parte del mondo ci sarà e tiferà per un Papa che provenga dalla propria nazione.

Che belli i tamburi giganti suonati dagli africani!In seguito l’amore per la musica di un gruppo, emigrato come me, che canta il Sud fa il resto e mi ritrovo a fare diverse proiezioni in giro per il meridione del videoclip “Sahara Consilina” de “il Parto delle nuvole pesanti”.

Poi l’ambiente e le origini che ritornano e nasce il Sila festival: una manifestazione unica nel suo genere, cinema e musica per ripopolare un paradiso dimenticato, Villaggio Mancuso. Purtroppo contaminazioni politiche nel caso di Tulipani ed egoismi personali, dettati più che altro da arrogante ignoranza per il Sila, allontanano i progetti dai buoni propositi iniziali.

Non fa per me accettare determinati compromessi e poi amo creare eventi senza fossilizzarmi su ciascuno di essi. Il legame con la cultura popolare, le tradizioni e la musica, non mi abbandona. Eugenio Bennato mi vuole con sé al suo Kaulonia Tarantella Festival (Taranta Power) per realizzarne un documentario.

Nello stesso anno nasce l’ipotesi “Calibro 10, il decalogo del crimine”. E’ il mio primo film, un lungometraggio di finzione. Le immagini parlano da sole. L’esperienza accresce di molto le mie capacità e il mio sapere, forgiando un autore e regista completo sia artisticamente che tecnicamente ma sempre pronto ad imparare ancora.

Queste stesse capacità generano tanti lavori, svolti da filmaker, minori rispetto a un lungometraggio per il cinema ma che raggiungono confini lontani come l’esempio recente di “Killing Tiramisù”.Girato con un telefonino fornito dalla Sony.

Il film mi porta nuovi amici, mi fa scoprire un substrato di falsità intorno alla mia persona, del quale mi libero, e mi consegna una persona più determinata.

Le notti in farmacia terminano sulle parole intimidatorie di un altro proprietario che, come quella parte di persone che non tollererà mai l’arte e il successo altrui, non sa vedere oltre il registratore di cassa e la sopportazione dei dipendenti alle sue richieste.

L’anno prossimo saranno passati dieci anni da quando ero poco più che un amante del cinema (anche se giù avevo fatto delle belle cose) e rispetto a quel mio primo tuffo da emigrato solitario vedo una moltitudine di persone e collaboratori attorno a me, una cerchia di amici veri, la stima di tanti addetti ai lavori e del mio ordine professionale, anche se non esercito, il mio sapere messo a disposizione di altri giovani..Vedo quel ragazzo che venne da me, Alessio Angelico, vincere tanti premi, in attesa di girare di nuovo assieme.. Vedo la possibilità di scegliere cosa fare o cosa non fare. Mio padre che, nonostante non cammini bene, ha lasciato la sedia a rotelle,la mia creatività come sceneggiatore sempre più inarrestabile…..E quel farmacista che mi mandò a raccogliere i fichi ha dovuto vendere l’attività per problemi economici.

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